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mercoledì 31 dicembre 2014

Tehran - Bazaar



Il primo giorno a Tehran si è svolto al Bazaar. Il famoso Bazaar di Tehran, il luogo principale del commercio di tutto il paese. 

E’ un luogo enorme, pieno zeppo di gente, venditori, passanti, merci. Un posto se vogliamo anche un pò irreale. 

Si svolge dentro a dei portici che scendono sempre più giù. Fa freddo e bisogna coprirsi bene. Gli ingressi sono innumerevoli, come è innumerevole la fiumana che si accalca di qua e di là. 

Tehran è una città enorme e moderna. O meglio, che si sta ammodernando. Ogni palazzo è diverso da quello accanto. Uno dietro l’altro ci sono palazzi alti, bassi, di colori diversi, di diversi dettagli, vecchi, nuovi, tutti vicini. L’effetto è drammatico. Un mostrum di edificazione. Non è facile abituarsi. 

Le strade sono grandi e sempre trafficate. Il traffico è assurdo, anche lì, una fiumana di automobili si accalcano andando verso un qualcosa. Si sta per ore imbottigliati e ne puoi approfittare per chiacchierare o guardarti intorno. Dormire se sei dal lato passeggero.

Parole d’ordine:

تعریف کن
 چه خبر

Io al Bazaar (Tehran)


Parla, ci sono novità? Questa cosa la sentirete spesso. Specialmente se è la vostra prima visita in Iran. Ti piace, ti trovi bene, che ne pensi, avevi aspettative? Sono domande che ti farà chiunque. Per motivi diversi (a voi decidere per quale motivo).

Dopo il Bazaar, una virata al ristorante lì vicino, Moslem (se non ricordo male), dove dalla finestra del secondo piano hai una panoramica dello spiazzo in cui si prega negli orari prescritti.

Le porzioni sono tutte, neanche a dirlo, bozorg. Io e Azizam ci prendiamo un mega kebab con riso. Il pomodoro scottato al fuoco esplode mentre cerco di dividerlo in due, schizzando Azizam terribilmente, ma lasciando incolume me.

Cercando di andare a prendere la metro, missione impossibile data la mole sproporzionata di avventori della metro, abbiamo passeggiato.

Qui ho constatato che il traffico è micidiale. Motori che sfrecciano sui marciapiedi, attraversare è un gioco pericoloso in cui chi schiva tutte le macchine arriva dall’altra parte, lo smog ti divora e i clacson (alla faccia della quiete millantata da Azizam) suonano incessanti. 


Nonostante presentato così Tehran sembra un inferno, e forse per i nostri canoni ecologici europei un pò lo è, l’Iran è un posto magico che mi manca già tanto.

lunedì 29 dicembre 2014

Khebez Dawle

Prima d'iniziare a parlare del mio viaggio in Iran, volevo farvi conoscere una canzone che mi ha preso dal primo momento che l'ho sentita.

Khebez Dawle significa Pane di Stato ed è un gruppo siriano.

Si fa tanto parlare di Siria solo per l'Isis ma nessuno pensa mai che c'è qualcosa di più di una guerra lontana, di un Stato Islamico che ci spaventa a mezzo stampa.

Ci sono le persone! Io non le dimentico.

Passate parola.


Khebez Dawle - Manam





مفكر إنو القصة بلشت ب كان يا ما كان
مفكر إنو آدم خلق ل يعيش ب أمان
مفكر إنو الواحد بيفرق عن التنين
مفكر إنو النص ممكن يصير نصّين
مفكر إنو السن بيرجّع السن .. و العين بترجّع العين
مفكر إنو البشر .. عمر ، جورج أو حسين
مفكر إنو القاتل غلب القتيل
مفكر إنو الكتير أكتر من القليل
مفكر إنو الدم ب عمرو ما بصير مي
مفكر إنو الأرض رح تبقى حاتم طيّ

مفكر إنو القصة هيك ؟
فكر إنو القصة فيك

مفكر إنو الشرف إنتاية مو دكر
مفكر إنو بيعرفو كل مين إسمو ذكر
مفكر إنو كل القضية كف عدس
مفكر إنك ما رح تتغير من أول ل آخر نفس

sabato 27 dicembre 2014

Viaggio in Iran

E' da un po' che sono sparita ma solo perché ero in Iran.

Non ho detto niente finchè non mi sarei trovata lì, poi lì ovviamente vuoi un po' i siti bloccati dal governo, vuoi che non avevo altro interesse che stare con la mia nuova famiglia iraniana e viaggiare per l'Iran, non sono mai venuta qui sul blog.

Sono partita il 9 dicembre e sono tornata il 24, anche se il mio ritorno era previsto per il 23 (poi vi racconto la mia storia con Qatar Airways e l'albergo a Doha).

Ci sono molte foto e racconti da fare, cercherò di andare in ordine cronologico e di essere dettagliata. Sicuramente non sarò né dettagliata né cronologica, ma ci proverò.

Per ora devo riordinare le idee.

In poche parole: I <3 IRAN

venerdì 5 dicembre 2014

Melbourne - Nima Javidi


Aspettavo con impazienza che uscisse il film fin da quando ne ho sentito parlare alla 71esima edizione del Festival di Venezia.

Nima Javidi


Nima Javidi è un regista esordiente. Nato nel 1980, laureato in ingegneria meccanica, dirige alcuni cortometraggi. Melbourne è il suo primo lungometraggio.

Melbourne - Scena del film


Il film ci tiene con il fiato sospeso fino all’ultimo. La sensazione di oppressione e di ansia si percepisce anche fuori dallo schermo. Una signora accanto a me ha passato tutto il film con la mano davanti alla bocca e gli occhi di fuori. Volevo dirle: “signora è solo un film, stia tranquilla”, avevo paura che le venisse un infarto.

Gli attori sono: Payman Maadi (Amir), già visto in “Una separazione”, e Negar Javaherian (Sara).

La trama è semplice, si può riassumere in poche righe: una giovane coppia, Amir e Sara, sta traslocando dall’Iran (presumibilmente Tehran) per trasferirsi a Melbourne. La vicina gli affida una neonata. Quello che doveva essere un affidamento breve è diventato lunghissimo e nel frattempo, senza che nessuno se ne accorga se non troppo tardi, la neonata smette di respirare. Sarà morta? Chi chiamare? Come è morta? Perché a noi?

Melbourne - Scena del film


Sono alcune delle mille domande del film. 

Ciò che è interessante nel film è il non detto. Le implicazioni esterne alla trama, ciò che percepiamo, le nostre impressioni, e le micro vicende degli altri personaggi che gravitano intorno ai due protagonisti, sono tantissime. Mille sfaccettature di una realtà condominiale e dei suoi condomini, ma anche le domande etiche che ci si pone davanti alla scelta di salvare se stessi o agire eticamente. 

Melbourne - Scena del film


Forse la vera protagonista non è la vicenda, ma proprio l’etica. Che responsabilità abbiano nei confronti degli altri? Siamo pronti a sacrificarci, o prenderci le nostre responsabilità, se queste ci porterebbero ad un danno personale? 

Altre domande che ognuno di noi non ha risposta dal film, deve trovare dentro di sé. 

Quando siamo usciti dal cinema eravamo storditi, come se ci fosse mancata l’aria, come se fosse stata appena sufficiente per non soffocare. 


Film da vedere. Altamente consigliato.

giovedì 4 dicembre 2014

Il Colonnello - Mahmoud Doulatabadi

Per il mio compleanno Azizam mi ha regalato questo libro:


Il Colonnello, Mahmoud Doulatabadi


Ne ho letto esattamente la metà in un pomeriggio, prima di cena. Era buio e pioveva.

Mi ha preso molto questa prima parte, la seconda un po' meno. Mentre leggevo mi veniva in mente un altro libro: “cent’anni di solitudine” di Marquez. 

In entrambi i libri, i personaggi del romanzo si mescolano ai personaggi storici del paese, in un vortice in cui i piani spazio-temporali collassano in un solo punto.

Gli eroi e gli antieroi della storia interagiscono con i personaggi del romanzo, si fondono si confondono tra di loro, mescolano la loro voce a quella dei personaggi del romanzo e alla voce dell’autore.

Il colonnello è un romanzo corale, in cui Doulatabadi si nasconde dietro alla voce, prima del colonnello (padre) e poi di Amir (il figlio). L’autore vero e proprio lo scorgiamo solo se prestiamo molta attenzione ai trucchi con cui si nasconde, come se si impossessasse dei suoi personaggi, per poi lasciarli subito dopo. 

Ogni personaggio rappresenta un momento della storia iraniana e il  loro carattere, oltre che il loro nome, è ben caratterizzato. 

Un esempio su tutti è Parvaneh. In persiano significa farfalla, ma anche il canarino di Parvaneh si chiama come lei. Un personaggio destinato “a volare” verso il suo destino. 

Vi propongo pochi estratti che, a mio giudizio, ho ritenuto più significativi della posizione politica del libro. 

“Ripensò a tutte le volte in cui Khezr Javid, con il suo nasone e gli occhi a forma di pisello, era comparso nella sua vita, dalla prima visita in prigione fino a quel momento: gli venne in mente quel poeta che, con voce da cappone, stava fuori dal carcere a cantare le lodi della rivoluzione; pensò al pescatore che fumava Oshnu Speciali al posto della colazione, allo sguardo del capo di partito quarantenne che spediva giovani al mattatoio della guerra; e infine… pensò a se stesso, all’ombra di se stesso e quelli come lui. Si sforzò di mettere da parte i pensieri che lo distraevano e di concentrati sui momenti cruciali, come quando i cancelli delle prigioni erano stati aperti: dov’era Khezr Javid allora, da che parte della barricata stava? Gli sovvenne che, nel momento del ribaltone, Khezr Javid si era defilato, ma che era poi ricomparso presto, appena era divenuto conveniente farlo. Non con gli stessi panni, certo, con quelli opposti.” pag. 78-79

Khezr Javid è un personaggio che rappresenta i voltagabbana del potere, le persone che saltano sul carro del vincitore, servi e schiavi del potente di turno.

“Una paura storica? L’umanità vive in stato di timore permanente, non riesce a trovare pace, senza mai sapere perché…finchè non muore. E invece di portarsi questo senso di paura nella tomba, lo passa alla generazione successiva!” pag. 145

“Non c’è spazio per i dubbio nell’area della storia e della rivoluzione, papà! […]. Dobbiamo continuare ad avere speranza, padre, un uomo senza speranza è come un insetto, una creatura priva di cervello e di prospettive. Un essere umano senza prospettive può solo regredire. I prigione eravamo tutti concordi sul fatto che chi non prende posizione non ha onore.” pag. 152-153

Amir un giovane comunista oppositore dello Shah Pahlavi e incarcerato dai Pasdaran della rivoluzione.

“Se coloro i quali verrano si prenderanno la briga di giudicare il passato, diranno: i nostri padri erano uomini arditi e potenti, sacrificati alle grandi bugie nella quali hanno caparbiamente creduto e hanno propagandato. E quando hanno cominciato a dubitare, era troppo tardi, e le loro teste erano già cadute. I mercanti nel bazar, gli uomini d’affari e i trafficanti converranno che potremmo essere tutti felici se solo sapessimo sceglierci dei governanti che non divengano i nostri carnefici.” pag. 183

E questo rende tristemente molto simile l’Iran all’Italia.

Vi invito a leggere questo libro che è tutt’ora inedito in Iran poiché all’indice dal regime, ma tradotto in tedesco, inglese e italiano.

Abbiamo questo privilegio, leggiamolo.



Mahmoud Doulatabadi, Il Colonnello, Cargo Editore, 2011. Traduzione di Anna Vanzan

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Un piatto che non mi stancherei mai di mangiare è baghali polo. Baghali polo significa riso alle fave. Ottimo, semplice e vegetari...