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lunedì 14 dicembre 2015

Ripasso: giorni della settimana con tabella

Sono tornata a studiare il persiano.

Poco alla volta e molto molto lentamente.

Perché? 

Mi sono trasferita in Germania e ho imparato il tedesco da zero. Il mio livello è solo B1, raggiunto in 9 mesi, con tanto di esame che certifica il mio B1. Ero impegnata su altri fronti.

Ho deciso di riprendere il persiano a piccole dosi perché voglio comunicare con la mia famiglia iraniana. 

Primo problema del mio ritorno sullo studio: i giorni della settimana. 


avevo già affrontato la questione. Mi sono però resa conto che ho associato ogni giorno ad un numero che non corrisponde a quello in Iran. Mi spiego meglio. Yekshambe è letteralmente il giorno uno. Per noi, sarebbe lunedì, per loro è domenica. Come fare?

Magari una tabella mi aiuterà.



Giorni della settimana
روزهای هفته 
0
shanbe
sabato
1
yekshanbe
domenica
2
doshanbe
lunedì
3
seshanbe
martedì
4
chaahaarshanbe
mercoledì
5
panjshanbe
giovedì
x
jom’e
venerdì


Lista completa per il ripasso

روزهای هفته 

شنبه = shanbe, sabato
یکشنبه = yekshanbe, domenica
دوشنبه = doshanbe, lunedì
سه شنبه = seshanbe, martedì
چهارشنبه = chaahaarshanbe, mercoledì
پنجشنبه = panjshanbe, giovedì
جمعه = jom’e, venerdì

lunedì 23 novembre 2015

Scioglilingua italiano e saggezza iraniana



In uno dei giochi linguistici con cui mi diverto spesso, c’è la traduzione letterale, improbabile e assurda, di modi di dire, metafore e insulti.

Ieri mi sono divertita con questo scioglilingua animale che non ha nessun senso, ma è estremamente famosa in Italia. Quindi, per tutti gli iraniani che parlano italiano, ecco a voi:

sotto la panca la capra campa
sotto la panca la capra crepa

روی نیمکت بز زندگی می کنه
زیر نیمکت بز میمیره

Divertitevi a sorprendere la vostra famiglia con le vicende della capra italiana! 

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Una perla di saggezza iraniana in cambio della capra italica.

کسی که خوابیده است را می توان بیدار کرد، ولی کسی که خود را به خواب زده هرگز


Puoi svegliare qualcuno che dorme, non puoi svegliare qualcuno che fa finta di dormire.


lunedì 9 novembre 2015

Dov'è la casa del mio amico? - Abbas Kiarostami

Dov'è la casa del mio amico? film del 1987 di Abbas Kiarostami. 


Una scena del film



(خانه دوست کجاست, Khane-ye doust kodjast)


Il bambino Ahmad, tornato a casa, trova nella sua cartella il quaderno del suo compagno di scuola Mohamed. Per evitargli una punizione deve riportargli il quaderno entro l'indomani, ma non sa dove l'amichetto abiti. Parte alla sua ricerca, e dopo tante difficoltà e il disinteresse degli adulti, riesce nella sua impresa.

In una scuola del villaggio di Koker (sul Mar Caspio), Mohamed Reza, un bambino di circa 8 ani, è colto impreparato dall’insegnante per la seconda volta. Questa volta però il maestro gli dice che la prossima volta che non farà i compiti verrà espulso da scuola.

Un giorno, il suo compagno di banco Ahmad, si accorge di aver portato a casa il quaderno di Mohamed. Vuole riportare il quaderno all’amichetto e impedire l’espulsione se il giorno seguente i compiti non saranno consegnati, ma non sa dove Mohamed viva.

Tutto il film è principalmente questa odissea a piedi alla ricerca del compagno di scuola. 

Ahmad sa di aver commesso un errore e non vuole che a pagare sia il suo compagno che ha già molti problemi. La motivazione per la quale Mohamed non fa i compiti non è mai menzionata, ma presumibilmente è perché lavora. 

Si vede infatti nel peregrinaggio di Ahmad un bambino che aiutava il padre a trasportare delle cose.

Il senso di giustizia e di altruismo in Ahmad è più forte delle persone che vorrebbero fermarlo.

Le 3 grandi interazioni di Ahmad sono con la madre, con il nonno e con un anziano vicino di casa di Mohamed.

La madre non lo ascolta neanche. Mentre oberata di lavori domestici è completamente presa dal bucato e dal figlio neonato, dice costantemente ad Ahmad di fare i compiti. Ahmad le spiega per almeno 10 minuti di pellicola cosa è successo, la riposta è sempre: “fai i compiti, se il tuo amico verrà espulso è perché se lo merita”.

La seconda interazione è forse la più “culturale”. Il nonno dice di andare a compare le sigarette. Ma Ahmad rifiuta perché deve andare da Mohamed e poi deve comprare il pane per la mamma.

Il punto per il nonno ammette all’ amico con cui conversava di avere le sigarette, ma di voler insegnare ad Ahmad l’obbedienza. Racconta come il padre ogni 40 giorni trovava una scusa per picchiarlo, perché è così che si educa all’obbedienza e al rispetto dell’autorità.


Una scena del film


Con gli occhi di un’altra generazione e di un altro contesto culturale, questo discorso è stato un pugno nello stomaco.

L’ultima interazione è con l’anziano vicino di casa di Mohamed. L’anziano racconta tante cose, della sua vita, del lavoro…Ahmad ha fretta, asseconda e cammina.

Ahmad non trova l’amico. Il punto non era trovarlo o meno, era il viaggio per trovarlo. La voglia di fare la cosa giusta nonostante gli ostacoli.

Nel film possiamo osservare la grande povertà, la vita umile e tradizionale. Oggi sembra un mondo lontanissimo, eppure erano gli anni 80.  

Il film è molto delicato. Su internet molti lo raccomandano come un film da vedere quando si è piccoli. Consiglio che condivido.



lunedì 19 ottobre 2015

Il sapore della ciliegia - Abbas Kiarostami

Il sapore della ciliegia, film di Abbas Kiarostami del 1997, vincitore della Palma d’oro a Cannes.

il sapore della ciliegia


In persiano (طعم گيلاس, Ta'm-e gīlās).

Il signor Badii vuole suicidarsi e inizia a vagare con la sua auto in una zona in costruzione. Tra sali e scendi polverosi, strade a picco sul nulla, scavatrici e afghani al lavoro.

Badii cerca qualcuno che lo copra dopo la sua morte e propone 20000 toman per ricompensa.

La prima interazione è con un giovane del Kurdistan che fa il servizio militare. Il giovane spaventato scappa. 

La seconda interazione è con un afghano che studia alla scuola coranica e si arrangia come manovale. 

Qui la conversazione diventa più profonda e il ragazzo spiega come sia sbagliato dal punto di vista spirituale la sua decisione di suicidarsi.

La terza interazione è con un anziano signore, Bagheri, che racconta la sua passata depressione e come si è liberato dal desiderio di suicidarsi. Bagheri è uscito di notte con una corda per impiccarsi. Non riuscendo ad agganciare la corda ad un ramo, sale sull’albero di gelso e inizia a mangiarne i frutti. 
Spunta l’alba e al chiarore della luce del sole si persuade nel suo intento suicida. Spiega così a Badii di come la natura e la bellezza sulla terra siano un motivo sufficiente per stare al mondo. Non sono i problemi ad essere risolti, ma i nostri pensieri ad essere cambiati, non vuoi forse assaporare il sapore della ciliegia? 

una scena del film


Notare come la conversazione si fa sempre più profonda e complessa tanto più i passeggeri di questo viaggio in macchina sono adulti. 
Sarà, inoltre, un caso che il signor Bagheri è un tassidermista ed è l’unico che accetta di aiutarlo?

Badii si decide comunque andare nella fossa prescelta, nonostante sembrasse che avesse avuto un ripensamento. Morirà? 

Il finale lo lascio alla vostra curiosità.

Film consigliato.

Piccola nota culturale.

In Iran, gli afghani sono impiegati nei lavori più umili e faticosi, come manovali, muratori, spazzini ed altro. Inoltre, sono oggetto di discriminazione e diffidenza da parte degli iraniani. 


domenica 18 ottobre 2015

Close up - Abbas Kiarostami

Close-up è un documentario del 1990, scritto e diretto da Abbas Kiarostami.

In persiano کلوزآپ ، نمای نزدیک, Klūzāp, nemā-ye nazdīk.

Close up


Il film è è il vero processo di Hossain Sabzian, un disoccupato in gravi difficoltà economiche che si spaccia per il registra Mohsen Makhmalbaf, circuisce la famiglia benestante Ahankhah inventandosi di voler girare un film con loro in cambio di denaro e un riparo nella loro casa.

E’ difficile capire ciò che è in presa diretta e ciò che è ricostruito. Anche se all’inizio del film si vede il microfono che appare in alto a sinistra mentre il giornalista chiede dell’arrestato ad un poliziotto…

Sabzian mi ha suscitato un senso di compassione profondo. Forse lo stesso senso di compassione che ha colpito lo stesso regista Makhmalbaf. Consiglio a tutti di avere un’attenzione maniacale per la fine del film, da quando il giudice chiede alla famiglia se vuole perdonare o no Sabzian in poi.

Tutti i protagonisti sono loro stessi, non ci sono attori. Ognuno ha mantenuto  un senso di umanità, di realtà che non vedevo da tanto tempo. Sarà perché i media e la telecamera è diventata così parte integrante della nostra vita che, difronte ad essa, non ci comportiamo più naturalmente, ma abbiamo introiettato il modo in cui si fanno le riprese. Ci poniamo come pensiamo ci si debba porre davanti una telecamera, si perde il senso della nostra realtà, la nostra autenticità. Non c’è niente di più finto di un reality show. 

Per avere l’effetto rinfrescante di vedere finalmente delle persone vere, con dei sentimenti veri. Persone normale, non plastificate, né plasmate da alcunché, bellissimi nella loro normalità, dovete vedere assolutamente da circa 1h: 10 in poi. 

Nell’aula di tribunale, di lato, c’è il regista che pone alcune domande finali a Sabzian, se stia recitando e perché si sia presentato come regista e non come attore data il suo interesse per la recitazione. La risposta non ve la svelo. Vedete dal punto che vi ho indicato e la saprete. Veramente struggente.

Un dettaglio che può sfuggire.

una scena del film


Il vero Mohsen Makhmalbaf non si vede mai in volto nonostante appaia, nell’ultima parte del film, mentre incontra Sabzian e lo accompagna in moto fino a casa Ahankhah a chiedere perdono anche da parte sua. Non è una scelta casuale, credo che sia proprio un intento preciso. Il volto che ci deve interessare è Sabzian-Makhmalbaf, non fare il paragone tra il reale e l’impostore.

Film consigliato.


domenica 27 settembre 2015

Salade Olvieh

Salade Olvieh

سالاد الویه

Più o meno un’insalata russa.


Salad Ovieh - سالاد الویه


4 patate
3 uova
300 g petto di pollo
1 tazza di piselli
1 tazza di cetriolini sotto aceto
succo di limone
maionese
pomodori per la decorazione

bollite nella curcuma e sfilacciate il petto di pollo, bollite patate e piselli. Grattugiate le patate e le uova fino a renderli una purea. Fate a cubetti piccoli i cetriolini. Aggiungete due cucchiai di succo di limone nella maionese (poca) e mescolate tutto.
Per decorare fate a fettine il pomodoro.

Quando servite, usate una bella baguette e spalmatela di maionese. 


Buon appetito.

Aggiornamento: 22 Luglio 2017

La presentazione del piatto per gli iraniani è fondamentale. Qualunque pietanza, dalla più semplice alla più complessa, se non ha una buona presentazione perde molto. Utilizzate un po' di pomodoro o di piselli rimasti dalla preparazione e divertitevi!


sabato 5 settembre 2015

Salsiccia Bandari



Una cena diversa questa sera.

Salsiccia Bandari - سوسیس بندری


Salsiccia Bandari - سوسیس بندری

Un cibo leggero!

Prepararlo è facile, digerirlo è difficile.

Ingredienti:

Wurstel tagliati a dischetti
patate tagliate a quadratini
peperoncino tritato
cipolle (io le odio quindi non le uso)
sugo
curcuma

Friggete tutto senza pietà, unite tutto in un qualunque recipiente, aggiungete un pò di sugo col peperoncino e riempiteci il pane.
Il piatto originario è molto piccante, ma potete farlo anche moderatamente piccante e spegnere le fiamme con tanta acqua.

Buonissimo, ma non digerirò mai più.

Come ogni cosa denominata come “Bandari” viene dal sud Iran. Forse perché la città rappresentativa è Bandar Abbas? 


Un piatto facile e molto goloso per gli amanti del cibo da passeggio.

mercoledì 2 settembre 2015

Il mio Iran. Viaggio in Iran

Si fa tanto un gran parlare dell'Iran, purtroppo per i motivi sbagliati.
In tempi non sospetti ho scritto del mio viaggio in Iran, annotando la cultura e le cose che mi avevano colpito.
Ho tralasciato tanto, tantissimo. Di personale c'è tutto in questo viaggio. Ho lasciato tanto per me da ricordare al di fuori di internet.
Non ho niente di negativo da dire, perché di negativo non ho trovato niente.
Non diamo spazio a "giornaliste" ignorantelle in cerca di visibilità. Inondiamo il web del nostro Iran, il paese che amiamo.

Questo è il mio Iran.


http://tutfaranghi.blogspot.it/2014/12/viaggio-in-iran.html

Tehran
http://tutfaranghi.blogspot.it/2014/12/tehran-baazar.html
http://tutfaranghi.blogspot.it/2015/01/tehran-borje-milad-vs-borje-azadi.html

Qom- Ghom
http://tutfaranghi.blogspot.it/2015/01/ghom-o-qom-una-notte-fuori-dal-comune.html

Kashan
http://tutfaranghi.blogspot.it/2015/01/kashan.html

Esfahan
http://tutfaranghi.blogspot.it/2015/01/esfahan-1.html
http://tutfaranghi.blogspot.it/2015/01/esfahan-2.html

Shiraz
http://tutfaranghi.blogspot.it/2015/02/shiraz.html

Persepolis, Pasargade
http://tutfaranghi.blogspot.it/2015/02/naqshe-rustam-persepolis-pasargade.html

domenica 5 luglio 2015

La scrittura cuneiforme

La mia ossessione per gli alfabeti è nota.

Quante volte avrete letto o sentito parlare della scrittura cuneiforme? Tantissime volte suppongo. La maggior parte delle volte questo tipo di scrittura, il più antico al mondo, nelle nostre menti è associata a qualcosa di imperscrutabile. 
Invece, oltre ad essere estremamente interessante dal punto di vista visivo, è anche leggibile. Non facilmente leggibile, si, ma non impossibile.


Alcuni cenni storici:
Dario I reclama la paternità persiana della scrittura nel 520 a.c.
Il Dariocentrismo dell'epoca lascia però gli studiosi scettici al riguardo. Infatti in Latakia (Ugarit) sono stati ritrovati gli esempi di scrittura più antichi.
La scrittura cuneiforme è l'alfabeto adottato dalla dinastia Achemenide.


L'alfabeto:


Era di tipo logofonetico e alfabetico-sillabico. Ogni segno è una consonante, le vocali venivano aggiunte durante la lettura, più le sillabe. Per via dell'importanza dell'uso di alcune parole, qui sotto, vi è un esempio dei 5 logogrammi più comuni: Dio, Re, Paese (in due forme), Terra.





Scrittura Cuneiforme


Logogrammi


Adesso possiamo anche provare a leggere da soli le iscrizioni a Persepolis qui!





Sitografia:

http://www.iranchamber.com/scripts/old_persian_cuneiform.php#sthash.sL2HDKAX.dpufhttp://www.iranchamber.com/scripts/old_persian_cuneiform.php

lunedì 25 maggio 2015

Nastaliq - aggiornamento

Vi ricordate il post sulla calligrafia persiana? 

Ebbene, ho trovato un sito molto interessante.

http://calligraphyqalam.com/styles/nastaliq-taliq-shikaste.html

Se aprite questo link vi troverete direttamente sulla pagina della calligrafia Nastaliq, ma se girate per il sito troverete tantissime informazioni e materiale anche sulla calligrafia araba.

Per chi fosse interessato a iniziare a scrivere, per ora ho trovato solo un libro di autoapprendimento:

Nuqteh: A new, easy, and effective method to learn Persian Calligraphy, di Ali Rouhfar.

Questo libro è in due volumi.

Di materiale in persiano ce ne sarà tantissimo, ma se si ha poca dimestichezza con la lingua, aggirarsi per i siti in persiano potrebbe diventare scoraggiante.

Io, invece, sono abbastanza convinta di voler imparare. Non so ancora con quali modalità. Vedremo. E se incomincio, ovviamente, posto qui.

sabato 16 maggio 2015

Le streghe della notte

Non sono solita riportare per intero articoli di giornale, ma per questo argomento faccio uno strappo alla regola.

Articolo interessante che voglio conservare nel blog.

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Originale: http://it.rbth.com/storie/2015/05/14/le_streghe_della_notte_35865.html
di Olga Belenitskaya, Rbth

Le streghe della notte


Venivano chiamate così dall’esercito nemico: le squadriglie del reggimento femminile russo erano composte da sole donne che incutevano ai tedeschi un vero terrore


Poco dopo l’inizio della Seconda guerra mondiale giunse al governo sovietico una valanga di lettere da club dell’aviazione, campi estivi, settori del trasporto aereo in cui le donne reclamavano con insistenza di essere mandate al fronte per combattere alla pari con gli uomini.
Al contempo Marina Raskova, insignita del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica e nota in tutto il paese per aver compiuto la leggendaria trasvolata senza soste da Mosca all’Estremo Oriente a bordo di un Ant-37 denominato “Rodina” (Patria), propose di formare un reggimento speciale interamente femminile. La sua proposta venne presentata e le fu promesso che sarebbe stata presa in considerazione, ma nella prassi dell’aviazione mondiale non esistevano precedenti di simili formazioni e perciò l’idea della Raskova incontrò una forte opposizione. Mentre il flusso delle lettere non si arrestava…
Alla fine l’aviatrice riuscì a ottenere da Stalin l’autorizzazione di formare un reggimento femminile e già nell’autunno del ’41 ebbe inizio la selezione delle volontarie. Dopo un corso di addestramento intensivo venne formato il 46° reggimento della Guardia che divenne l’unica unità femminile notturna di bombardieri al mondo.
Il primo ordine intimato alle ragazze della squadriglia fu quello di tagliarsi i capelli “come i maschi”, facendoli ricadere davanti solo “fino a metà orecchio”. Le trecce potevano essere conservate unicamente dietro un’autorizzazione speciale di Marina Raskova, ma nessuna delle ragazze rivolse mai alla leggendaria aviatrice una dichiarazione così “futile”.
Il 27 maggio 1942 il reggimento delle “Streghe della notte”, composto da 115 ragazze di età compresa tra i 17 e i 22 anni, raggiunse il fronte. La prima incursione bellica fu effettuata già il 12 giugno.


“Per Lyuba!”, “Per Vera!” 


Le giovani aviatrici volavano a bordo di piccoli biplani Po-2 a bassa quota, soprannominati “pannocchie” o  “étagère”, a bordo dei quali prima della guerra si allenavano i piloti. La cabina aperta, coperta da una calotta di plexiglas, non solo non riusciva a difendere l’equipaggio dai proiettili, ma neppure dal forte vento. Non erano forniti di collegamenti radio e volavano a una velocità di 120 chilometri orari e a una quota di 3mila metri. L’unica arma di cui disponevano erano delle pistole TT. I mitragliatori comparvero su questi velivoli solo in seguito, nel ’44.
Erano sprovvisti di un vano bombe e gli ordigni venivano appesi sotto alla pancia dell’aereo. Molte bombe il Po-2 faceva fatica a sollevarle, ma in compenso colpivano l’obiettivo con estrema precisione. Gli ufficiali di rotta tenevano gli ordigni più piccoli sulle proprie ginocchia e li lanciavano con le mani dallo sportello dell’aereo. Le giovani aviatrici volavano di notte, effettuando anche una decina di incursioni a volta. Spegnevano il motore e nel silenzio lanciavano le bombe sul nemico. Trasportavano anche scorte destinate ai partigiani: farmaci, munizioni, generi alimentari, lettere e pacchi postali.
I tedeschi avevano soprannominato i Po-2  il “compensato russo” per le loro carcasse costruite in compensato. Per ogni aereo abbattuto i piloti nazisti venivano decorati con una “croce di ferro”, la massima onorificenza militare tedesca.
Inizialmente le aviatrici scrivevano sulle bombe “Per la Patria!”, ma dopo le prime compagne d’armi cadute, comparvero altre scritte come “Per Lyuba!”, “Per Vera!”.

Ma chi erano davvero le “Streghe della notte”? 

L’equipaggio di ogni Po-2 era composto da un’aviatrice e da un ufficiale di rotta. Gli ufficiali di rotta erano perlopiù  studentesse provenienti da istituti universitari. Polina Gelman frequentava l’Istituto di Storia, Irina Rakobolskaya la Facoltà di Fisica dell’Università di Mosca, Raisa Aronova l’Istituto aeronautico di Mosca. Con il loro arrivo le ragazze avevano creato un’atmosfera speciale: facevano lezione, pubblicavano giornali, scrivevano versi.
A comandare il 46° reggimento della Guardia era Evdokya Bershanskaya, l’unica donna insignita del titolo di cavaliere dell’ordine di Suvorov.  Sotto il suo comando il reggimento combatté fino alla fine del conflitto. Durante gli anni della guerra le aviatrici del  46° reggimento della Guardia Taman, decorato con gli ordini della Bandiera Rossa e di Suvorov, effettuò circa 24 mila incursioni aeree.
Il Giorno della Vittoria le ragazze lo celebrarono nei pressi di Berlino, commemorando le compagne che non avevano avuto la fortuna di vedere insieme a loro quel giorno felice. Nei combattimenti per la difesa della Patria perirono eroicamente 33 aviatrici. Nove di loro furono insignite del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica.

giovedì 14 maggio 2015

Kashke Bademjoon

Kashke Bademjoon (o anche Kashk-e Bademjan, in persiano کشک بادمجان).

Era da tempo che avevo voglia di mangiare questo piatto persiano a base di melanzane. Non ho voglia di trasformare questo blog in uno di cucina, ma per una volta facciamo una deviazione in cucina.

Kashke Bademjoon


Questa pietanza è molto semplice da preparare. L’unico ingrediente assente nel supermercato è il formaggio “kashk”. 

Kashk in acqua


Procedimento:

mettere a bagno il kashk per tre giorni all’acqua.
Pelare le melanzane, spaccarle in due o tre parti in verticale, salarle, aspettare che tirino fuori l’acqua. Lavarle e strizzarle. Farle friggere un pochino in una padella antiaderente. Metterle in una pentola con olio, acqua, pomodori e un pò di curcuma. Farle bollire con il coperchio per circa trenta minuti. Quando sono pronte, frullarle con il minipimer, servire in un piatto, decorandolo con il kashk, la menta (fatta saltare in una padella con l’olio) e lo zafferano.

Menta

Cottura

Zafferano

Kashk omogeneizzato con la forchetta



Ma torniamo al kashk. Che cos’è?

E’ una specie di formaggio, a base di yogurt e grano, che viene omogeneizzato e fatto essiccare. Si presenta o come una pallina, o come l’amido per il ferro da stiro. Il sapore è un incrocio tra la feta greca e lo yogurt bianco. 

Credo sia reperibile nei negozi alimentari mediorientali, ma non sono sicura. Il kashk che ho usato veniva direttamente dall’Iran. Non l’ho provato, ma forse si potrebbe sostituire con la feta ben asciugata e schiacciata. Ma non prometto nessun risultato.

Per me è stata la prima volta in cucina con questo piatto...ed è stato un successone. 



venerdì 17 aprile 2015

Sag Koshi

Abbiamo sperimentato il secondo film in persiano senza sottotitoli con Azizam.

Il film si intitola Sag Koshi (سگ كشي ) del 2001, diretto da Bahram Beizai.

Quando uscì il film tutti si stupirono che fosse pieno di star del cinema, solo la protagonista era per la prima volta sullo schermo, oggi affermata attrice.

Inoltre, il film fu bandito per un paio di settimane per via di alcuni messaggi contro la guerra.


Sag Koshi


Sag Koshi significa letteralmente uccidere il cane. La prima scena è infatti come una fotografia sfocata di cani uccisi perché rabbiosi. Il titolo non sembrerebbe calzante, ma poi ne capirete le ragioni.

Il film è ambientato a Tehran durante gli ultimi anni della guerra Iran Iraq.

La protagonista, Golrokh è una scrittrice che ha abbandonato il marito (senza divorziare) per un anno. Al suo ritorno, trova tutto cambiato: la sua casa è stata venduta con tutto il mobilio, suo marito è nascosto non si sa dove e in bancarotta.
Decisa a voler rimediare all’errore di averlo lasciato l’anno precedente, lo ritrova e cerca di aiutarlo. Il marito è indebitato fino al collo con sette uomini potenti e importanti.
Adesso vi devo spiegare come funziona l’acquisto e la vendita di debiti, altrimenti non capite il film.

Il marito ha contratto debiti con privati firmando una specie di pagherò. Allo scadere dei termini di restituzione del debito, se i soldi nel conto dell’indebitato è in rosso, il pagherò va in protesto e si va in prigione in attesa di processo. Ma la prigione significa perdita di libertà per l’indebitato e la perdita per sempre del denaro per il creditore. Se il creditore vuole riavere una parte dei soldi (pochi, maledetti e subito), può accettare di “perdonare” il debito, accettando la proposta di rinegoziazione. Il debito viene annullato e si può uscire di prigione: a patto che tutto questo avvenga prima di andare in tribunale.

Il marito trasferisce sul conto della moglie i soldi per comprare i suoi debiti e lui va in carcere. La protagonista incomincia questa odissea tra telefonate, incontri, proposte indecenti, in un crescendo di creditori violenti, che secondo me erano tutti usurai, altro che uomini d’affari!



Una scena del film


Senza svelarvi niente vorrei però soffermarmi sull’ultimo creditore. Un consorzio di uomini che lavorano nelle costruzioni. La scena è più allegorica e metaforica che non reale, in cui Golrokh discute con questi uomini in abiti da muratore, sporchissimi, dove tutto intorno è rumore di costruzione e polvere.

“Voi non costruite niente”. Il film è tutto incentrato sui soldi, il loro potere, il mondo del “business”, legittimo o illegittimo che sia, dove è tutto declinato al maschile. Le uniche donne che si vedono nel film infatti sono Golrokh, una segretaria e la moglie di un creditore. Ma queste due ultime figure sono quasi dei camei. 

Pensando anche ai giorni nostri, ancora adesso il mondo dell’economia è maschile. Pochissime donne sono ai vertici di grandi compagnie, soprattutto in paesi tradizionalisti come l’Italia. Vedere quella scena, piena anche di messaggi più o meno velati anche sull’inutilità della guerra Iran Iraq, con uomini che si affannano a fare soldi per i soldi, è stato liberatorio. Liberatorio perché Golrokh scappa via in macchina lanciando denaro dal finestrino. Il gesto di buttare i soldi con disprezzo per me è stato il gesto più dignitoso e coraggioso che ho visto in tutto il film.

Film consigliato.


Significato del nome:

Golrokh گلرخ

گل = fiore



رخ = faccia


Adesso se non volete sapere niente niente e volte vedere il film, non continuate a leggere. Piccoli spoiler in arrivo!


SPOILER


Baghali polo

Un piatto che non mi stancherei mai di mangiare è baghali polo. Baghali polo significa riso alle fave. Ottimo, semplice e vegetari...