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giovedì 18 febbraio 2016

The Italian Job….Shock and Terror

The Italian Job….Shock and Terror - 

Business Minfumo Dibrutto


Sono seduta al bar dell’università con il mio compagno. Davanti a me c’è un piatto pieno di patatine fritte e un panino stracolmo di carne di maiale, insalata, carote e pezzi di ananas conditi in salsa cocktail.
Mangio veloce guardando nervosamente l’orologio.

- Sei nervosa? - dice quel sant’uomo che mi siede davanti che ha anche la febbre, probabilmente, essendo stranamente rosso in viso

- Si, sempre. -

Ho un colloquio di lavoro subito dopo pranzo e non riesco a gustare quello che sto mangiando. Sono nervosa, come sempre.

Nel silenzio delle mascelle impegnate, mi è venuto in mente un ricordo di una delle tante ricerche di lavoro che ho tentato in Italia. 

- Sai cosa mi è venuto in mente? Una volta …

e così inizia il racconto.

Era il 26 gennaio 2011 quando scrivo una mail alla Responsabile del portale “Body” dove gli studenti possono cercare stage o lavoro coerente con il proprio percorso di studi.

Ero arrabbiatissima dopo aver avuto la telefonata più assurda della mia vita. 

Avevo mandato il curriculum a questa azienda di Roma che si occupava di Business (quale non si è mai capito), che lavorava molto con l’estero, quindi in cerca di personale in grado di parlare bene l’inglese.

Io, fresca della mia esperienza negli Stati Uniti, mi candido.

Il Signor Minfumo mi contatta via telefono poco dopo. Il colloquio si svolge tutto in inglese. Cercavo di capire cosa mi dicesse, ma aveva un forte accento che sembrava indiano, o qualcosa di esotico, lontano dall’Italia.

Mentre immagino il Signor Minfumo come un boss d’azienda venuto dall’oriente, scopro con mia sorpresa che invece è italianissimo. 

Dopo un colloquio vago su chi sono e cosa ho studiato, mi saluta dicendo che se sarò nella rosa dei candidati mi contatterà per un colloquio in sede.

Va bene. Anzi, no. Va male.

Passano una paio di settimane e il Signor Minfumo mi ricontatta. Sempre al telefono. Sempre in inglese. 

Pensavo di avere un dejà vu, all’inizio, poi ho capito che non era un dejà vu, era proprio la stessa telefonata. Stesse domande, stesse cose… Mentre mi chiedo dentro di me perché mai stiamo parlando delle stesse cose quando bastava scriversi un paio di appunti dalla telefonata precedente, usciamo dal loop e mi parla in italiano.

Strano, penso io, con il fantastico inglese che ha e con la memoria di ferro che ha dimostrato, perché non continuare come sempre. Troppo abitudinaria?

- Bene, allora le spiego il lavoro. L’orario è dalle 9 alle 19.30. Dalle 9 alle 18 è lavoro, poi c’è lo stage, dove le spiego com’è il lavoro e se ha delle domande può chiedere. Il compenso è 350 euro di rimborso spese… - qui quasi grida sbalordito da se stesso e dalla sua grande concessione - ah! ha addirittura un’ora di pausa pranzo!-
Da parte mia segue un silenzio da stordimento che cerco di interrompere, prima con una sorta di riso tra lo scherno e l’incredulo e poi con rassegnazione dico:

- Ma questo non dovrebbe essere uno stage? Lo stage sarebbe l’orario che mi ha detto. Ma non dovrei prima imparare il lavoro e poi lavorare…

Scema io che mi domando il perché dove un perché non c’è.

- Lo stage viene dopo, se ha delle domande del lavoro svolto durante il giorno. E poi ha un’ora di pausa pranzo.

Ma perché mi ripete questa cosa del pranzo. Lo so che per me è una cosa importante mangiare, ho provato a smettere ma non ci sono riuscita, ma perché è così ossessionato? Ma poi lo dice come gridando, come se non fosse una cosa da tutti, sembra una concessione papale su pergamena e sigillo. 

- Signor Minfumo, la ringrazio per avermi contattata, ma non sono interessata. 

Non è per la pausa pranzo, cosa che peraltro mi sembra un’ottima possibilità per nutrirmi, ma a me queste truffe ai danni dei giovani mi hanno proprio scocciato. E’ lavoro che non vuoi pagare come tale, lo chiami stage e stage non è, con un rimborso spese che a conti fatti è un’elemosina. 

Faccio un calcolo mentale velocissimo e mi convinco sempre di più che un’offerta del genere non vale il costo dell’abbonamento dell’autobus. 

Signor Minfumo non è dello stesso avviso. Esplode. E’ un vulcano! Fermatelo!

- Ma come osa rifiutare la mia proposta? Le ho detto che ha un’ora di pausa pranzo! - oh dio, è ossessionato! - Lei non ha voglia di lavorare! Lo sa che c’è un ragazzo che viene da Pescara e che si trasferisce a Roma per poter fare questo stage? Lo sa quanti candidati ho scartato? Mi fa perdere tempo! E poi c’è la crisi, come si permette di rifiutare questo lavoro?

Qui ormai non sto più parlando con un essere umano. E’ una furia, non mi fa neanche replicare.

- Senta, non le faccio perdere tempo, le ho detto subito che rifiuto la sua offerta, penso di essere ancora libera di fare le mie scelte, se riattacca non perde più tempo.

- Lei non ha voglia di lavorare! Sa quanti candidati hanno mandato il curriculum? Lei mi fa perdere tempo invece!

- Ancora? Ma scusi, perché chiama me, se riattacca non perde tempo e chiama gli altri candidati. Chiami il ragazzo di Pescara.

- Arrivederci!

Sono salva! Ha riattaccato! 

Però questo tizio va fermato. Scrivo alla Responsabile di “Body” quanto segue:


All'attenzione del Responsabile Progetto Body,

Volevo segnalare un comportamento scorretto da parte di "Business Minfumo Dibrutto". Sono stata contattata telefonicamente due volte dall'azienda, la prima telefonata solo conoscitiva, la seconda doveva definire gli orari e il tipo di stage.

Il Signor Minfumo, il responsabile della suddetta azienda, mi ha proposto un orario di stage che va dalle 9 alle 19.30. Avendo delle difficoltà personali, ho rifiutato la sua proposta. Il Signor Minfumo mi ha insultato dicendo che non sono volenterosa, che gli faccio perdere tempo e visto che c'è la crisi io devo accettare qualunque orario.
Non pensavo che rifiutare cordialmente una proposta di lavoro andasse punito con gli insulti. Oltre al fatto che stage non è, ma vero e proprio lavoro, visto che dalle 9 alle 18 è lavoro, e poi “stage” a detta di Minfumo.

Personalmente, non ritengo questa azienda professionale.

Se desiderate approfondire l'accaduto potete contattarmi a questo indirizzo mail o via telefono al 1234- 56789, sono Vostra disposizione.

Grazie dell'attenzione.

Cordiali saluti.


Dopo una ventina di minuti mi telefona la Responsabile di “Body”. Quello che segue ha dell’incredibile.

- Ho letto la sua mail. Non è la prima volta che succede con il Signor Minfumo. Ogni volta che gli rispondono di no, fa così. 

Bene! Allora lo rimuoverete dal sistema!

- No…non lo rimuoviamo - dice laconica -serve qualcosa di più grave.

- Cosa? Un omicidio?

Questa è la storia con l’azienda “Business Minfumo Dibrutto”. Ho fatto una ricerca su google e sembra che non esista più. Di questo me ne rallegro di brutto. 


Note dell’autore:


i fatti qui racconti sono tutti veri, purtroppo. I nomi sono stati cambiati per motivi di privacy.

lunedì 1 febbraio 2016

Noi donne di Teheran - Farian Sabahi

Ho acquistato l'ebook di "Noi donne di Teheran" poco dopo la sua pubblicazione. Un libro che si legge in modo molto scorrevole e che consiglio a tutti gli appassionati di Iran.

In questo libro c'è un pò di tutto. C'è la storia, c'è la geografia, la cultura, le poesie, i falsi miti che vengono puntualmente smontati, i diritti delle donne, le minoranze etnico religiose che convivono con i persiani.

E' un racconto autobiografico che Farian Sabahi legge accompagnata da una pianista. Potete vederne un estratto qui.



Come l'Iran è sospeso tra oriente e occidente, tra modernità e tradizione, un paese pieno di contraddizioni dove tutto è il contrario tutto, così la stessa autrice è sospesa tra l'essere considerata italiana dalle iraniane e iraniana dalle italiane.

Questo bisogno di etichettare e di dividere gli uni dagli altri, è prontamente decostruito. Ad esempio, anche per esperienza personale, gli iraniani non sono molto diversi nell'accoglienza rispetto agli italiani. Una volta atterrata a Tehran sono stata accolta da tutta la famiglia svegliatasi appositamente per essere lì alle tre di notte.

Di pagina in pagina scopriamo così che gli iraniani sono altamente scolarizzati. Le donne soprattutto hanno più titoli di studi e si laureano con voti più alti dei colleghi, e si laureano in materie scientifiche. Pensiamo invece all'Italia come la scuola è stata depauperata e ancora resiste il pregiudizio sulle capacità scientifiche delle donne.

Il diritto di voto per le donne è legge dal 1963. Neanche la rivoluzione ha cancellato questo diritto. Le donne iraniane guidano l'auto. Troppe persone confondono l'Iran con l'Arabia Saudita...

La questione del velo è la questione più controversa agli occhi italiani. E' vero che il velo è obbligatorio per tutte le donne che si trovano sul territorio iraniano, obbligo che vale anche per le turiste straniere. Mi vorrei però soffermare su come un obbligo sia stato usato in positivo per l'emancipazione femminile. Sembrerebbe un paradosso ma, questo fatto me lo ha raccontato anche il mio compagno, le famiglie più tradizionali non permettevano alle figlie di andare a scuola o di andare all'università durante il regime dello Shah. Con la vittoria della rivoluzione Khomenista, queste famiglie religiose si sono sentite tranquille, hanno sentito che l'istruzione sarebbe avvenuta in un contesto religioso, permettendo alle figlie di andare all'università. Questo ha ovviamente significato una maggiore emancipazione, istruzione, accesso al mondo del lavoro.

Consiglio questo libro a tutte e tutti coloro che vogliono conoscere meglio l'Iran e soprattutto non si accontentano del racconto, a volte distorto, dei media.


Collegamenti YouTube:


https://www.youtube.com/watch?v=x2d9ZDhqbx0

https://www.youtube.com/watch?v=y55zmdep1bs

Bibliografia:
Farian Sabahi. “NOI DONNE DI TEHERAN”, i Corsivi
Gli e-book di Corriere della Sera
2013 © RCS MediaGroup S.p.A. Divisione Quotidiani 2013”




Baghali polo

Un piatto che non mi stancherei mai di mangiare è baghali polo. Baghali polo significa riso alle fave. Ottimo, semplice e vegetari...